Identità

→ 9 Luglio 2008 | Musica, Scritti | Nessun commento

Annie Lennox.

Domanda del giornalista: Qual è il segreto di un duo?

Risposta: Tra noi è andata bene finché ognuno è riuscito a riflettere il lato migliore dell’altro. Se c’è collaborazione, la vita di un duo è più facile rispetto, per esempio, a una classica band composta da quattro uomini. Provi a immaginare: quattro “ego” giganteschi, staff sterminati, un sacco di gente che dipende da queste persone e da una quinta entità, ancora più ingombrante: l’identità collettiva del gruppo che è più grande dell’insieme delle quattro parti. Alla fine, molti di loro continuano a stare insieme anche se non si rivolgono nemmeno più la parola. Però restano insieme, perché stare da soli è peggio.

Annie Lennox

Forever Hudson

→ 5 Giugno 2008 | Scritti | 1 Commento

28 maggio

→ 28 Maggio 2008 | Scritti | 1 Commento

Oggi, nel 1974, esplodeva un ordigno in Piazza della Loggia a Brescia, uccidendo 8 persone. Nessun colpevole accertato in 34 anni.

Piazza della Loggia, Brescia.

Oggi, nel 1980, veniva ucciso Walter Tobagi, giornalista. Gli esecutori sono liberi.

Walter Tobagi.

Le famiglie e gli amici di quelle 8 persone morte a Brescia, la famiglia e gli amici di Walter Tobagi invece scontano ancora il loro ergastolo di dolore. Per sempre.

È sempre più difficile accettare come principio base che tutto quello che si fa porta a conseguenze. Puoi anche essere libero, puoi esserti rifatto una vita, ma non puoi fare il giornalista o il politico con questa conseguenza che vive nel tuo stesso paese. L’effetto collaterale della tua testa di cazzo giovanile. Personalmente non sono per il perdono a tutti i costi. Personalmente sono perché venga ricordato che nel passato di quella persona c’è un omicidio, ci sono persone che patiscono l’assenza per sempre. PER SEMPRE. E tu scrivi su un giornale, contribuendo a fare opinione. Oppure insegni oppure ti candidi alle elezioni ed entri pure in Parlamento. A rappresentare i cittadini che trent’anni prima avevano in massa rifiutato i tuoi deliri da assassino e fallito.

No.

Passa la responsabilità penale, spesso, si sconta il carcere. Ma la responsabilità personale e morale non passa mai. Un principio di difficile assimilazione in questo paese.

Viva la vida

→ 21 Maggio 2008 | Scritti | Nessun commento

Violet Hill

9 Maggio

→ 9 Maggio 2008 | Scritti | 2 Commenti

9 Maggio

Oggi è la Giornata della memoria per le vittime del terrorismo.

Da qualche anno (dal 2004) sto leggendo e ascoltando SOLO le voci di chi il terrorismo o la violenza e il silenzio dello Stato l’ha subito. La differenza è sostanziale e fondamentale. Ho iniziato con il Vajont, smettendo di seguire le faccende di chi e come ha generato quel disastro, per passare ad ascoltare le voci dal vivo di chi il disastro l’ha subito.

Per anni ho letto resoconti, ho conservato mucchi di ritagli di giornali e riviste, ho accumulato libri e memorie di ex terroristi. Casualmente, prima di leggere il libro di Mario Calabresi (Spingendo la notte più in là), durante una serata di tagli e di cancellazioni, ho gettato TUTTO quell’accumulo vecchio e superato. Giornali della fine degli anni ottanta, giornali degli anni novanta. Il crollo della DDR, del muro, l’ammainare della bandiera sovietica, Gladio, la caduta della prima repubblica.

La fine della guerra fredda, il tema ossessione della mia infanzia-adolescenza-crescita.

Ricordo con estrema nitidezza quando verso la fine degli anni settanta ogni giorno assistevo a telegiornali in cui si parlava del morto del giorno. Dell’assassinio quotidiano. Le immagini provenivano sempre da città come Milano, Roma, Genova. Lo zio abitava a Milano (dove ora abito io), a pochissimi metri da via Montenevoso. Ogni giorno seguivo i bollettini di guerra italiani e temevo per la sorte dello zio. Per quanto non appartenesse alla guerra (non dichiarata, peraltro), lì ci viveva.

Avevo 7 anni e mezzo quando Moro fu trovato e ricordo alla perfezione i manifesti ipocriti che la DC aveva già fatto stampare da giorni, che vennero affissi all’esterno della sede di Marina di Ravenna.

Ora che leggo le voci di chi quegli anni li ha subiti nella carne, e che è stato zittito da subito, non riesco a non pensare che per fortuna sono nato con le ideologie che morivano.

La prossima persona over 50 che mi rinfaccia quanto la mia generazione sia scialba e senza passione, sto aspettando solo questo.

Ma, ehi, io non sparerò. Non come facevate voi, indottrinate pecore conformiste che avete assassinato persone, impedendo che vivessero, distruggendo i loro affetti (altre persone) in una catena di morte che non si può definire in alcun modo se non orripilante.

Se il mio conformismo piccolo borghese e capitalista (per quanto insoddisfatto) è questo, senza pistole e senza privare altre persone della vita, gente, andate a fare in culo.

Le persone con manie di protagonismo, che devono sempre scalare le vette della loro adrenalina del cazzo: questi sono i perdenti da cui stare lontani, lontanissimi. Non sanno cos’è il piacere perché non se lo gustano. E non conoscono il rispetto.

E come tali vivono.

Leggete i libri scritti da superstiti e vittime del terrorismo in Italia. Invece di lamentarvi di come vanno le elezioni, cercate di CAPIRE il passato del paese in cui vivete. Cercate di COMPRENDERE il perché si viva così, in Italia.

Il perché, quando lasci che le cose irrisolte stagnino e marciscano, queste diventano la pietra che soffoca il futuro.


CREDIT
L’immagine è una foto presa dal racconto di Manlio Milani relativo alla strage di Piazza della Loggia (1974), contenuta nel libro I silenzi degli innocenti, di Giovanni Fasanella e Antonella Grippo, edito da Rizzoli, collana Bur.

DISCLAIMER 1
Rispetto tutte le vittime di quegli anni di merda. Non mi importa il colore. Detesto le strumentalizzazioni, specialmente quelle idiote che tirano da una parte o da un’altra questi argomenti e il dolore altrui. Se non sapete ragionare o non sapete e basta, state zitti.

DISCLAIMER 2
Qualsiasi commento ridicolo o irrispettoso, a questa immagine, verrà cancellato.

Colui originariamente chiamato Terence Trent D’Arby

→ 23 Febbraio 2008 | Musica | Nessun commento

Giornalista: La Rete offre nuove opportunità a giovani artisti. Tuttavia per chi non è ancora conosciuto al grande pubblico, è difficile riuscire ad avere un ritorno economico dalla propria attività artistica. Qual è la sua opinione in merito?

Terence: Una scusa resta sempre una scusa. Se sei pronto, se hai voglia di lavorare sodo e di farti in quattro per migliorare la tua attività, tutto può essere tuo, il tempo diventa semplicemente un alleato. L’atteggiamento è TUTTO. Se credi alle statistiche, ti troverai a lavorare per le statistiche. Cerca di credere, invece, SOLO nelle tue possibilità e ammazzati di sudore per realizzare i tuoi obiettivi. Tutte le cose vere e sincere trovano il loro tempo, io personalmente non sono interessato al resto.

Vuoto pneumatico

→ 5 Febbraio 2008 | Scritti | 2 Commenti

roa.png

Le regole dell’attrazione, film del 2002 tratto dall’omonimo romanzo di Bret Easton Ellis. L’ho visto mi pare lo scorso anno. E avvertii un misto di senso fisico di vuoto e rabbia generica. La rabbia la conosco. So da dove viene, so dove va. Ma il senso fisico del vuoto è qualcosa che mi sconvolge, perché è irriconoscibile. Inconoscibile.

Stasera per caso mi imbatto in questo film, su internet. Giro per biografie di attori e ci cado dentro. Leggo e becco una recensione, scritta da dio, da un ragazzo tedesco.

Decido di tradurla, rapidamente, perché dice essenzialmente quello che io non sono mai riuscito a dire riguardo al film. Lo squallore di questi ambienti, che spero di non frequentare mai. Li ho lisciati, qualche volta, probabilmente ho conosciuto qualcuno/a di questo genere. Ma so stare alla larga da certi recinti, quindi è ancora come allo zoo, e ancora li guardo in quel modo. Io odio gli zoo.

Questo film vi lascerà con un senso di vuoto totale. Non c’è un solo personaggio che possa piacervi, e nessuna costruzione lineare nel racconto della storia. Non c’è un inizio, uno svolgimento o una fine. Ma è questo il punto. Molte persone amano i loro film dove tutto si svolge linearmente e alla fine hai un senso dalla storia e la tua giornata è a posto. Se siete una di queste persone ignoratelo. Se invece desiderate un film che vi sfidi troverete Le regole dell’attrazione superbo.

Tratto dal libro omonimo di Bret Easton Ellis, probabilmente è la migliore trasposizione cinematografica da un libro che abbia mai visto. Cattura alla perfezione il tono di Ellis.

Prendete un po’ di persone moralmente corrotte ma belle da vedersi, mostrate a che livello di vuoto e devastazione possono arrivare. Nessuno che ascolta nessuno. Tutti sono il numero uno. Tutti sono autoreferenziali, egocentrici, rancorosi, aggressivi. Non viene dato alcun personaggio in cui rispecchiarsi o da apprezzare. È una commedia davvero oscura sulla corruzione, sull’eccesso e sul vuoto morale che lascia dietro di sè questo tipo di persona.

Sentirete fisicamente quel genere di vuoto nello stomaco, dopo avere visto il film. Questa gente e quello che fa è la perfetta allegoria della cultura dell’IO.

Roger Ebert è andato a vederlo due volte perché non era sicuro di quello che provava al riguardo. Alla fine l’ha trovato troppo irrealistico. Non credeva che quelle azioni, quei modi e quelle persone fossero sufficientemente reali, e non poteva credere al fatto che nessun personaggio incontrato nella storia avesse davvero alcunché da apprezzare. Non è realistico, dice. Come risposta ha ricevuto molte lettere da studenti, i quali gli raccontano che quello che si vede nel film è esattamente la situazione nei campus americani, che quello è quanto loro fanno ogni weekend. Questo può darvi un indicazione sul livello di realismo del film. Quando ho letto la recensione di Ebert ho notato che la sua critica maggiore era rivolta ai personaggi, ma la verità è che durante la visione del film io stesso ho pensato di ognuno di questi personaggi “conosco qualcuno che è come quello”.

Andatelo a vedere, e preparatevi a percepire niente.

Qualche spezzone del film.

Viaggio in Europa di uno dei personaggi:

Going to Linate

→ 4 Febbraio 2008 | Scritti | Nessun commento


Going to Linate

Breathe
Breathe in the air
I like to be here
when I can

Roger Waters - Pink Floyd (1973)

Fa’ poco lo stronzo con noi

→ 10 Gennaio 2008 | Scritti | 5 Commenti

nortonpitt.jpg

Ricordati bene. Le persone che stai cercando di calpestare, sono quelle le persone da cui dipendi tu. Noi siamo le persone che laviamo i tuoi vestiti e cuciniamo i tuoi pasti e te li serviamo a tavola. Noi ti facciamo il letto. Noi ti proteggiamo mentre dormi. Noi guidiamo le ambulanze. Noi smistiamo le tue telefonate. Noi siamo cuochi e tassisti e sappiamo tutto di te. Noi esaminiamo le tue richieste di indennizzo alle compagnie d’assicurazione e gli addebiti sulla tua carta di credito. Noi controlliamo ogni spicchio della tua vita. Noi siamo i figli di mezzo della storia, cresciuti dalla televisione a credere che un giorno saremo milionari e divi del cinema e rockstar, ma non andrà così. E stiamo or ora cominciando a capire questo fatto. Perciò fa’ poco lo stronzo con noi.

Tyler Durden, Fight Club [il libro]

Nevica

→ 27 Novembre 2007 | Musica | Nessun commento

Buone notizie. Questo album praticamente non è uscito e oggi è su iTunes Store. Noi in casa lo stiamo ascoltando da giorni ininterrottamente.

Nota personale di soddisfazione: ho suonato il basso con lui per 9 anni. E sono contento.

glp.jpg