Vuoto pneumatico

→ 5 Febbraio 2008 | Scritti | 2 Commenti

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Le regole dell’attrazione, film del 2002 tratto dall’omonimo romanzo di Bret Easton Ellis. L’ho visto mi pare lo scorso anno. E avvertii un misto di senso fisico di vuoto e rabbia generica. La rabbia la conosco. So da dove viene, so dove va. Ma il senso fisico del vuoto è qualcosa che mi sconvolge, perché è irriconoscibile. Inconoscibile.

Stasera per caso mi imbatto in questo film, su internet. Giro per biografie di attori e ci cado dentro. Leggo e becco una recensione, scritta da dio, da un ragazzo tedesco.

Decido di tradurla, rapidamente, perché dice essenzialmente quello che io non sono mai riuscito a dire riguardo al film. Lo squallore di questi ambienti, che spero di non frequentare mai. Li ho lisciati, qualche volta, probabilmente ho conosciuto qualcuno/a di questo genere. Ma so stare alla larga da certi recinti, quindi è ancora come allo zoo, e ancora li guardo in quel modo. Io odio gli zoo.

Questo film vi lascerà con un senso di vuoto totale. Non c’è un solo personaggio che possa piacervi, e nessuna costruzione lineare nel racconto della storia. Non c’è un inizio, uno svolgimento o una fine. Ma è questo il punto. Molte persone amano i loro film dove tutto si svolge linearmente e alla fine hai un senso dalla storia e la tua giornata è a posto. Se siete una di queste persone ignoratelo. Se invece desiderate un film che vi sfidi troverete Le regole dell’attrazione superbo.

Tratto dal libro omonimo di Bret Easton Ellis, probabilmente è la migliore trasposizione cinematografica da un libro che abbia mai visto. Cattura alla perfezione il tono di Ellis.

Prendete un po’ di persone moralmente corrotte ma belle da vedersi, mostrate a che livello di vuoto e devastazione possono arrivare. Nessuno che ascolta nessuno. Tutti sono il numero uno. Tutti sono autoreferenziali, egocentrici, rancorosi, aggressivi. Non viene dato alcun personaggio in cui rispecchiarsi o da apprezzare. È una commedia davvero oscura sulla corruzione, sull’eccesso e sul vuoto morale che lascia dietro di sè questo tipo di persona.

Sentirete fisicamente quel genere di vuoto nello stomaco, dopo avere visto il film. Questa gente e quello che fa è la perfetta allegoria della cultura dell’IO.

Roger Ebert è andato a vederlo due volte perché non era sicuro di quello che provava al riguardo. Alla fine l’ha trovato troppo irrealistico. Non credeva che quelle azioni, quei modi e quelle persone fossero sufficientemente reali, e non poteva credere al fatto che nessun personaggio incontrato nella storia avesse davvero alcunché da apprezzare. Non è realistico, dice. Come risposta ha ricevuto molte lettere da studenti, i quali gli raccontano che quello che si vede nel film è esattamente la situazione nei campus americani, che quello è quanto loro fanno ogni weekend. Questo può darvi un indicazione sul livello di realismo del film. Quando ho letto la recensione di Ebert ho notato che la sua critica maggiore era rivolta ai personaggi, ma la verità è che durante la visione del film io stesso ho pensato di ognuno di questi personaggi “conosco qualcuno che è come quello”.

Andatelo a vedere, e preparatevi a percepire niente.

Qualche spezzone del film.

Viaggio in Europa di uno dei personaggi:

2 Commenti

  1. ziopaperino ha scritto il 6 Feb 2008 alle 11:26:

    wow
    Finalmente argomenti.

    wow
    Gira un po’ sta cazzo di rete al posto di fare quello che fa il milanese.

    e usilo sto blog

    che è meglio
    che è

  2. Mackley ha scritto il 21 Mar 2008 alle 07:53:

    Mi hai fatto venire voglia di vederlo sto film

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