9 Maggio
→ 9 Maggio 2008 | Scritti | 2 Commenti
Oggi è la Giornata della memoria per le vittime del terrorismo.
Da qualche anno (dal 2004) sto leggendo e ascoltando SOLO le voci di chi il terrorismo o la violenza e il silenzio dello Stato l’ha subito. La differenza è sostanziale e fondamentale. Ho iniziato con il Vajont, smettendo di seguire le faccende di chi e come ha generato il disastro, per passare ad ascoltare le voci dal vivo di chi il disastro l’ha subito.
Per anni ho letto resoconti, ho conservato mucchi di ritagli di giornali e riviste, ho accumulato libri e memorie di ex terroristi. Casualmente, prima di leggere il libro di Mario Calabresi (Spingendo la notte più in là), durante una serata di tagli e di cancellazioni, ho gettato TUTTO quell’accumulo vecchio e superato. Giornali della fine degli anni ottanta, giornali degli anni novanta. Il crollo della DDR, del muro, l’ammainare della bandiera sovietica, Gladio, la caduta della prima repubblica.
La fine della guerra fredda, il tema ossessione della mia infanzia-adolescenza-crescita.
Ricordo con estrema nitidezza quando verso la fine degli anni settanta ogni giorno assistevo a telegiornali in cui si parlava del morto del giorno. Dell’assassinio quotidiano. Le immagini provenivano sempre da città come Milano, Roma, Genova. Lo zio abitava a Milano (dove ora abito io), a poche centinaia di metri da via Montenevoso. Ogni giorno seguivo i bollettini di guerra italiani e temevo per la sorte dello zio. Per quanto non appartenesse alla guerra (non dichiarata, peraltro), lì ci viveva.
Avevo 7 anni e mezzo quando Moro fu trovato e ricordo alla perfezione i manifesti ipocriti che la DC aveva già fatto stampare da giorni, che vennero affissi all’esterno della sede di Marina di Ravenna.
Ora che leggo le voci di chi quegli anni li ha subiti nella carne, e che è stato zittito da subito, non riesco a non pensare che per fortuna sono nato con le ideologie che morivano.
La prossima persona over 50 che mi rinfaccia quanto la mia generazione sia scialba e senza passione, sto aspettando solo questo.
Se il mio conformismo piccolo borghese e capitalista (per quanto insoddisfatto) è questo, senza pistole e senza privare altre persone della vita, gente, viva la mia generazione.
Quando lasci che le cose irrisolte stagnino e marciscano, queste diventano la pietra che soffoca il futuro.
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CREDIT
L’immagine è una foto presa dal racconto di Manlio Milani relativo alla strage di Piazza della Loggia (1974), contenuta nel libro I silenzi degli innocenti, di Giovanni Fasanella e Antonella Grippo, edito da Rizzoli, collana Bur.
DISCLAIMER 1
Rispetto tutte le vittime di quegli anni. Non mi importa il colore. Detesto le strumentalizzazioni, specialmente quelle che tirano da una parte o da un’altra questi argomenti e il dolore altrui. Se non si sa ragionare o non si sa e basta, è meglio stare zitti.
2 Commenti
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Ci sarebbe da scrivere due ore.
Sui 50 enni, ma anche sui 70 enni o sulla generazione dei fenomeni, che ha liquidato tutto.
Si può dire che tra gli anni 50 e gli anni 80 intere generazioni di stronzi cresciuti in Italia abbiano (si “abbiano” perchè io avevo a mala pena 10 anni) gettato alle ortiche TUTTO.
Inteso TUTTO. Ma non è un eufemismo o una banalizzazione.
TUTTO è stato bruciato, tritato malamente.
Persino un sano ed onesto rapporto con la droga, a noi non rimane.
Oggi a noi rimane la maceria, il dover spulciare nei resti per poter dare una ragione valida all’essere italiano e continuare lo stesso.
Cresciuti (e ciò lo si deduce da come la prendiamo) tra le BR, gli spray rossi, e i TG con i morti.
Cresciuti da adolescenti nella continua contrapposizione tra rossi, neri e dc.
La verità è che si confonde sempre, come scrivi tu, ciò che è “diritto sociale, umano, della gente” con ciò che è potere o posizione.
Per il potere, anche quello locale, di campanile, quello del NULLA, per le “lotte” han schifosamente devastato tutto.
Ma TUTTO cazzo.
E cosa posso dire se non sottoscrivere TUTTO quello che hai commentato, dalla prima all’ultima riga?